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Qualche anno fa mi sono avvicinando al meraviglioso mondo del creative coding e quindi ho iniziato a fare delle ricerche in merito cercando di creare una rete di contatti che mi permettessero di addentrarmi meglio in questo settore. Dopo un po’ di ricerche ho conosciuto via internet Luca Lolli  e due anni fa ho avuto il piacere di conoscerlo personalmente in occasione del Resonate Festival a Belgrado.

Guardando i suoi lavori e la sua attività,  sono rimasto molto colpito dalle sue conoscenze di openFrameworks e soprattutto di Cinder. Quest’ultimo, per chi non lo conoscesse è un framework di librerie di C++, uno strumento che a prima vista può sembrare ostile ma in realtà è molto versatile e potente, richiede come tutte le cose impegno e determinazione per apprendere i suoi principi di funzionamento. In Italia Cinder è poco conosciuto e utilizzato.

Durante il workshop Designing Sound Reactive Lights Luca Lolli talentuoso creative coder che vive tra Londra e Berlino ci insegnerà a prendere confidenza con Cinder partendo dalle basi fino ad arrivare alla progettazione di un sistema di light design interattivo che servirà a controllare delle luci dmx che rispondono al suono. Luca ha collaborato in molti progetti internazionali con realtà come Seeper  e ART+COM. Ve lo presentiamo con un breve intervista che gli abbiamo fatto :

1. Che cosa è per te il creative coding e quanto e perché può essere importante in ambito educativo? 

Creative coding per me è una nuova forma di espressione. Certo si sviluppa codice o software, ma l’obbiettivo principale è in realtà è su un livello di astrazione più alto. Si considera quindi, lo concetto, lo spazio, l’interazione mettendo la creatività come il primo punto su cui lavorare.

Quindi il codice, diventa un nuovo strumento, come può essere il pennello per un pittore o per un imbianchino. E con questa frase spero di non offendere nessuno, ho fatto “l’imbianchino” anche io, e devo dire che parte delle mie conoscenze tecniche derivano anche da quelle esperienze.

 2. Vivi tra Londra e Berlino. Cosa ti ha spinto a lasciare l’Italia e come è iniziata la tua carriera da Creative Coders ?

Il primo motivo per cui ho lasciato l’Italia per trasferirmi a Londra, è stato proprio per essere più vicino a queste nuove forme di espressione, grazie al fatto che che diversi studi in questo ambito hanno sede a Londra.

Ma anche perché mi è sempre piaciuto viaggiare per fare nuove esperienze e per mettere in discussione le mie idee e vedere le cose da altri punti di vista. Ma questo non vuol dire che abbia lasciato l’Italia, anzi come ho saputo del workshop, non ho tentennato ad accettare!

 3. Molti coders, designer e artisti stanno lavorando con le installazioni di luce in tempo reale. Cosa ti affascina di queste installazioni e perché c’è molto interesse negli ultimi tempi?

La cosa affascinante sta nel fatto di giocare con lo spazio, cosa possibile attraverso luci e proiezioni.

Riuscire ad alterare la percezione di uno spazio statico attraverso il “semplice” uso di luce crea già in se un’atmosfera particolare.

Quindi sta nell’artista, coder o designer, riuscire a sfruttare le tecnologie per creare un’esperienza unica. Se poi aggiungiamo il fattore di interazione ,audio, movimento o qualsiasi input che possiamo aggiungere alle nostre variabili (il coder che è in me qui viene fuori..), il limite sta nella creatività.

4. Sei uno tra i pochi utilizzatori di Cinder. Ci puoi spiegare meglio il motivo per cui hai scelto questo tool?

Ho iniziato a testare Cinder un paio di anni fa, fin da subito l’ho trovato molto professionale e con il tempo è anche migliorato. Sono certo che in questo anno ci stupirà con nuove features. È molto orientato alla grafica real-time, offrendo sia OpenGL che DirectX out of the box. Lascia molto spazio allo sviluppatore, il quale magari deve avere qualche conoscenza in più, ma la community è sempre aperta ad aiutare attraverso il forum (forum.libcinder.org).

5. Quanto è importante la parte di R&D e quanto tempo dedichi in un anno?

Solitamente dedico il tempo tempo alla parte di R&D tra un progetto e l’altro e soprattutto nella fase iniziale di un nuovo lavoro. Mi piacerebbe dedicarci più tempo, specialmente nella fase di ricerca, che può spaziare tra artistica e tecnica. Difficile quantificare quanto tempo dedico a questa fase, alla fine tutto può essere qualificato come R&D, dalla lettura di un libro o un articolo ad una ricerca più mirata.

6. Quanto i tuoi committenti sono sensibili al creative coding. In Italia pochissimi brand e agenzie investono nel cercare progetti davvero innovativi. C’è più interesse all’estero secondo te?

Ho notato che c’e’ un discreto interesse più all’estero che in Italia, e credo che derivi da un fattore di educazione che viene un po’ a mancare partendo dalle stesse università italiane. Di conseguenza anche i clienti e i brand devono essere educati con il tempo, cosa non semplice. Si dovrebbe credere di più ai giovani con idee innovative e creative.

 7. Arte e tecnologia. In che direzione sta andando la tua ricerca e come vedi il futuro dell’ Interaction Design? 

La mia ricerca sta prendendo una piega più artistica che tecnologica. Sto cercando di produrre alcune installazioni e spero presto di poterle esporle qua a Berlino. Per il futuro dell’Interaction Design credo che diventerà sempre più parte della vita di tutti i giorni, rischiando di perdere quella “magia” che lo circonda. Ma sta proprio qui la nostra sfida, riuscire a creare e comunicare qualcosa di unico.

 8. Qual’è il progetto o la collaborazione che più ti ha entusiasmato? 

Diciamo che il progetto Titanic 100, prodotto da seeper, e’ il progetto che più mi ha entusiasmato. Specialmente perché é stato il mio primo live show in grande scala. Le emozioni che ti può dare un live sono uniche, e per questo progetto abbiamo sviluppato un nostro server per il 3d mapping che il team di seeper sta portando avanti.

 9. Chi sono i tuoi riferimenti e a chi ti ispiri ?

Sin dall’inizio ho scelto come meta Londra principalmente per gli UnitedVisualArtists, trovo che i loro progetti sono unici sotto tutti gli aspetti. Riescono a fondere la tecnologia, il design e l’esperienza creando fantastiche installazioni e live show.

10. Cosa consiglieresti ad un giovane affascinato del creative coding e perché consiglieresti di partecipare al workshop.

La prima cosa che consiglio è quella di provare a creare le proprie idee, anche se non saranno perfette al 100%, “sporcarsi le mani” è l’unico modo per imparare. In più di non fermarsi solo al software, ma di provare anche ad interagire con lo spazio, per questo ho deciso di accettare questo workshop. Non lavoreremo solo con il framework Cinder, ma anche con led, luci e sound, dove ognuno potrà creare una propria installazione.

Per maggiori info visita il sito di Luca Lolli http://dashandslash.com/