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Dopo aver passato gli ultimi anni a sviluppare progetti commerciali di video mapping (alcuni portati a buon termine e tanti altri sfumati nel nulla) posso cercare di fare una rapida stima di quella che è la situazione italiana sulla sensibilità sociale relativa alla creatività e all’innovazione tecnologica. Purtroppo credo che ci sia un problema di fondo, ovvero una mancanza di apertura verso il nuovo e una crescita sociale e culturale molto lenta. In quanto sempre più spesso realtà innovative hanno bisogno di soffocare i propri stimoli e le proprie potenzialità in funzione di una richiesta di mercato che va dalla parte opposta.

Nonostante ciò a mio avviso potrebbe crearsi un punto di svolta veicolato dalle nuove generazioni e dai nuovi approcci alle tecnologie che si stanno sviluppando e che rappresentano un forte potenziale per quel che riguarda l’innovazione sociale. Attualmente manca una responsabilità collettiva, ma sono fiducioso nel futuro.

Come contributo personale ho deciso di strutturare questo progetto di formazione relativo a discipline che stanno all’intersezione tra arte e tecnologia, per dare la possibilità ai giovani di creare nuove energie, nuovi incontri e nuove vere possibilità.

Sinceramente questo tipo di progetti dà al mio lavoro un valore genuino e sincero, essendo anche padre sento una forte responsabilità verso le generazioni future che non può essere sottovalutata e perciò cerco di impegnarmi mettendo a disposizione quelle conoscenze e quelle esperienze che possano rappresentare una base per l’espressione personale dei giovani partendo dalla tecnologia.

Con l’educational programme in interactive arts and technology ho voluto raggruppare alcune figure di professionisti italiani di fama internazionale che stimo molto, creando una sorta di mappa virtuale basata sulle conoscenze di 7 docenti, che possono non soltanto insegnare le tematiche tecnologiche e artistiche attuali di maggiore interesse, ma guidare e consigliare studenti, artisti, designers e ricercatori sulla base della loro esperienza aprendo nuove strade.

Il primo workshop che si terrà il 22-27 Marzo 2014 sarà essenzialmente focalizzato sull’utilizzo di uno dei motori di rendering 3d più famosi, Unity3d.

Ho conosciuto StudioEvil per caso, scoprendo che a 800 mt in linea d’aria dal mio studio esisteva questa realtà che produce videogiochi. Dopo alcuni incontri e chiacchere sugli interessi comuni devo dire che ci siamo subito trovati in sintonia, in particolare con Luca il quale mi ha aiutato e supportato in un progetto di data visualization sui terremoti.

Conosciamo meglio StudioEvil con un’intervista:

1. Chi è StudioEvil? Cosa vuol dire essere un Indipendent Game Developer Studio oggi e soprattutto in Italia ?

Studio Evil è un (piccolo) studio che produce videogiochi, con base operativa a Bologna. Il nostro focus principale è legato alle nostre origini di videogiocatori. Siamo cresciuti più o meno nell’epoca dell’Amiga e dei primi giochi arcade, continuando a giocare (e non smetteremo mai!). Cerchiamo in tutti i modi di ricostruire, nei nostri giochi, quel feeling che oramai si è un po’ perso dei giochi degli anni ’90, ovviamente senza dimenticarci di aggiungere un po’ dello stile attuale, che non guasta!

Essere uno studio indipendente oggi (in Italia come altrove) significa cercare di produrre qualcosa di originale e di diverso dai giochi mainstream con risorse limitate, quindi con tanta creatività. Il paragone che mi piace di più è quello con il mondo del cinema. C’è Hollywood e c’è il cinema indipendente. Il nostro mondo è come quello del cinema indipendente. Si possono fare piccoli capolavori anche con poco. L’unica vera sfortuna dell’essere in Italia è che siamo lontani da dove si consuma veramente questo mondo, ovvero nord europa e USA.

2. A cosa vi ispirate quando cercate idee per un nuovo progetto e chi sono i vostri riferimenti ?

In realtà le idee nascono e basta. Vengono un po’ dalla pancia. Da un disegno, da un film, da una musica. Poi vengono digerite, elaborate, stravolte e ricostruite prima e durante il progetto. Fare un videogioco non è un processo lineare. Non si progetta tutto e poi si scrive codice e basta. Nasce nel tempo, muta mentre lavori. Quando inizi non sai mai esattamente come finirà , ma sai che ti piacerà quello che arriverà alla fine. A noi piace prendere come riferimenti i vecchi classici del mondo dei giochi e fonderli, trasformarli e adattarli ai nuovi giocatori.

3. Oltre l’evidente passione per i video giochi quali sono le vostre ispirazioni artistiche anche in altri campi ?

Beh, devo dire che ognuno di noi è decisamente differente dall’altro. Siamo in 6 nel team (forse dovrei dire 7) e ciascuno ha le sue diverse inclinazioni artistiche. Io personalmente amo leggere, qualunque cosa. Trovo ispirazione in ogni genere di racconto o romanzo. Sono affascinato dall’arte orientale, dalla differente prospettiva in cui valutano le cose. Domiziana, la nostra valente producer, ama la fotografia. I nostri due artisti sono sicuramente molto leali agli artisti dell’era digitale e ai fumetti (che io ritengo essere assolutamente una forma d’arte). Per il nostro Christian, l’uomo dei materiale e delle telecamere (in gergo, Technical Artist) credo che sia considerabile arte tutto quello che riesce a riprodurre fedelmente la realtà tramite la matematica. Insomma, mescoliamo le nostre diverse visioni. Ah, a proposito, amo John Maeda!

4. Come vedete il futuro del game dev in Italia? Quali consigli dareste a un giovane curioso che vuole avvicinarsi al vostro mondo ?

Lo vediamo brillare. La strada è tutta in salita, intendiamoci. Ci sono in generale pochi investimenti nel settore e ancora poche possibilità reali, ma sta ribollendo tutto e stanno affacciandosi gruppi/aziende molto promettenti e talentuose. A chi vuole avvicinarsi consigli assolutamente di frequentare indievault.it, un vero hub di scambio della community italiana di sviluppatori (professionisti e non) e i vari eventi italiani dedicati al mondo dei giochi. A Maggio a Bologna si svolge sempre lo Svilupparty, gran ritrovo italiano degli sviluppatori, che replica a Catania in Dicembre. In Ottobre a Milano c’è la Games Week e IGDS, altro ritrovo interessante. Insomma, fatevi vedere! Siamo un po’ una grande famiglia (non così grande a dire il vero).

5. Che cosa vuol dire per voi realizzare un’installazione interattiva e un 3d projection mapping ? Cosa vi affascina di questi mondi ?

Vuole dire esplorare un nuovo mondo. Il termine gioco richiama spesso un ometto in prima persona che spara a degli zombie. In realtà la mia personale visione di gioco è più simile a quella di “intrattenimento”. Esiste secondo me un territorio di frontiera che unisce i giochi con il 3D projection mapping. Ci sono possibilità molto eccitanti da esplorare. Penso al rendere totalmente interattiva un’installazione e trasformarla in un’esperienza di gruppo. In una sfida tra i presenti o in una condivisione di obbiettivi ed emozioni. Credo ci sia molto da creare e da divertirsi.

6. Quanto tempo dedicate alla R&D in un anno e quanto è importante per voi sperimentare con nuove tecnologie ? 

Non credo di potere rispondere. Nel senso che non è quantificabile. Un po’ perché quando la tua professione di fonde così tanto con la tua passione i contorni tra lavoro, ricerca personale, studio sono molto sfumati. Un po’ perché il mondo dei giochi si muove così velocemente che non c’è troppa differenza tra R&D e quello che fai tutti i giorni.

7. Il projection mapping ormai è stato contaminati da varie forme espressive, quanto può essere interessante implementare l’aspetto ludico in una proiezione pubblica e che valore sociale assume per voi ?

Come scrivevo prima il gioco può essere un’esperienza di gruppo. La condivisione di un obbiettivo e di emozioni, giocando di fronte ad un palazzo, in una piazza, o in un’installazione pubblica mi affascina molto. Credo che il gioco, in tutte le suo forme, sia anche uno strumento per condividere e conoscere, per creare coesione, per estrarre a forza emozioni. Provate a guardare un videogiocatore che gioca in rete con gli amici e ve ne renderete conto. Trasportando questo in uno scenario di projection mapping… beh… direi che non si può sbagliare.

8. Che temi affronterete in questi 6 giorni di workshop e a chi lo consigliate ? 

In questo workshop cercheremo di trasmettere ovviamente delle conoscenze tecniche e dei piccoli segreti del nostro mestiere, ma anche e sopratutto un modo differente di vedere un lavoro che spesso sembra molto freddo e calcolato. Cercheremo di mostrarvi come cerchiamo di fondere il processo creativo e quello di coding. Ovviamene mostreremo come funziona Unity, come si gestisce un progetto, come si collabora in più persone sullo stesso codice e come passare praticamente da un’idea a un programma… insomma, un sacco di cose. Lo consigliamo a tutti quelli che vogliono fare un passo verso il projection mapping interattivo.

9. Può la programmazione essere considerata una forma d’arte ? Cosa vuol dire per voi Creative Coding e che impatto può avere nel panorama educational Italiano e non ?

Ok, io sono un programmatore. Quindi pesate bene la mia risposta. La programmazione è una forma di creatività e di espressione. Non so se rientri nella definizione canonica di forma d’arte, ma per me lo è. Leggendo il codice scritto da un’altra persona riesci a capirne alcuni processi mentali, alcuni aspetti della personalità. E’ un po’ come guardare dentro l’armadio o dentro il cassetto della biancheria di qualcuno. C’è chi ordina le magliette per colore e chi le ammucchia nell’armadio. Di riflesso, leggendo il codice di un’altra persona, inizi a pensare il tuo e a metterlo in discussione. Insomma, è un viaggio nella testa di un’altro. Questo è un effetto molto simile, su di me, a quello che mi fa la pittura.

Creative Coding è, nel mio caso, dare sfogo al flusso di idee che ho in testa. Cercare di trasformare quello che penso in qualcosa che anche gli altri possono apprezzare. Ritengo che sia fondamentale al giorno d’oggi. E’ uno degli strumenti espressivi più alla portata di tutti, anche se sembra così lontano.

 http://www.studioevil.com/