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Che cosa vuol dire visualizzare dati?

L’arte di visualizzare dati e informazioni quantitative è di fatto un processo complesso e multidisciplinare. Se per rappresentazione intendiamo quel processo che si occupa di mappare  informazioni astratte con elementi visibili, le fasi e i processi necessari per la realizzazione di un progetto di visualizzazione possono essere molteplici e di una discreta complessità. Fortunatamente la tecnologia ci viene incontro,sono sempre più numerosi gli strumenti che rendono più accessibile un ambito che fino a pochi anni fa era di pertinenza strettamente accademica e scientifica. Visualizzare dati significa principalmente trasformare dati non strutturati, quindi opachi e inaccessibili, in informazioni strutturate e leggibili. È un processo nobile di trasformazione con lo scopo di creare e condividere conoscenza.

Cosa significa nel contesto sociale in cui viviamo lavorare con enormi quantità di dati e in che modo l’utente finale può usufruire di questa possibilità?

Abbiamo constatato come nell’ultimo periodo il termine BigData sia entrato nel main-stream informativo, utilizzato e definito più o meno correttamente, a seconda dei contesti. Tipicamente per BigData intendiamo la possibilità di poter accedere e analizzare grandi quantità di dati non strutturati. Tale quantità è destinata a crescere in modo esponenziale. È già stato previsto che nel 2020 la quantità di dati disponibili sarà 50 volte quella odierna. Il problema principale relativo alla gestione di questa mole di dati grezzi non è tecnico ma culturale. Non è un problema di quantità, ovvero come maneggiare una massa enorme di informazioni, ma di qualità, ovvero come comprendere la complessità insita in questa mole, al fine di trarne valore per la società. In questo contesto, abbiamo la possibilità di comprendere un po’ di più la realtà che ci circonda e cosa ancora più importante, abbiamo la possibilità di essere più critici rispetto a quello che ci viene proposto, agendo direttamente e in prima persona per valutare e verificare le informazioni che ci vengono presentate. Questo, secondo me, è il valore più prezioso che potrebbe emergere da questa opportunità, un aumento della capacità critica collettiva.

Negli ultimi tempi artisti, designer e ricercatori hanno utilizzato i dati per esprimersi in ambiti meno tecnici e più artistici. In che modo la data visualization si riflette nel settore dell’arte visuale per esempio?

Non deve stupirci che un ambito così intrigante, prima relegato al settore accademico e scientifico,  divenuto accessibile ai non addetti ai lavori, abbia fornito linfa ad artisti e designers interessati nella sperimentazione in ambito digitale. Nel momento in cui è diventata chiara l’importanza di possedere e manipolare dati a scopo analitico, sono emerse le prime pulsioni artistiche. In quel momento i dati sono diventati materia grezza da modellare per le più disparate sperimentazioni. C’è sicuramente ancora molto da sondare poiché i dati che consumiamo e produciamo fanno parte della nostra vita e spesso vengono utilizzati per plasmare le nostre esperienze nonché per progettare il nostro futuro.

Tra comunicazione e informazione dove si posiziona questa ‘disciplina’ nel mondo degli open data? 

Gli open data rappresentano il riscatto delle persone verso le grandi aziende che hanno l’abitudine di essere molto e troppo opache. È una tematica molto importante e occorre supportarla il più possibile.  Non dobbiamo avere timore nel chiedere indietro i nostri dati, ci appartengono e possono essere utilizzati dalla creatività collettiva per trarne valore aggiunto per tutti.

Cosa suggerisci ad un giovane affascinato nel tuo settore e perché consiglieresti di partecipare a questo workshop ? 

Quel che è chiaro è che il futuro prossimo avrà bisogno di figure professionali che ora praticamente non esistono. La crescita logaritmica di dati significa crescita di complessità, complessità che deve essere ad un certo punto compresa e gestita. Saranno necessarie varie tipologie di figure professionali, poiché non è pensabile che una persona singola possa affrontare il tipo di complessità che avremo in futuro. Indubbiamente la figura più rara sarà quella che avrà dimestichezza nell’orientarsi in tutte le fasi progettuali, dall’analisi statistica fino alla progettazione del messaggio finale. È un ambito in continua mutazione, l’unico consiglio che mi sento di dare a chiunque sia affascinato da questo settore è quello di rimanere nel ‘loop’, studiare e informarsi a 360 gradi e seguire il proprio istinto.

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